Overview dei vari commenti, interviste e prese di posizione che hanno animato e continuano ad alimentare il confronto generale su Plan S.

La prima intervista

La prima intervista a Robert-Jan Smits, delegato della Commissione Europea all'OA evidenzia la sostanziale adesione dell'iniziativa al modello OA/APC che sta, al contrario, preoccupando molti (studiosi, bibliotecari, ecc). L'intervista è a opera di Richard Poynder che ha curato anche la parte introduttiva con commenti dedicati al Plan S. 

I chiarimenti di Stefano Bianco

In un post nella mailing list di OA Italia, come ha ben scritto Stefano Bianco dell'INFN (ente che è stato il primo rappresentante per l'Italia dell'iniziativa) “Plan-S sostiene i repository e la green road. Infatti impegna a pubblicare su OA journals o platforms, quindi i repositories OA sono ammessi".

Bianco fa ancora notare come nella citata intervista a Robert-Jan Smits non sia data la giusta rilevanza ad aspetti fortemente innovativi di Plan S, quali la proposta di affrancarsi dai metodi di valutazione puramente bibliometrici, sostenendo approcci alternativi quali quelli contenuti nella DORA declaration.

Il documento aperto delle linee guida Plan S

Il 27 novembre 2018 Science Europe ha rilasciato le linee guida per l'implementazione di PlanS; tali linee guide sono state aperte ai commenti fino al 08/02/2019. Si può trovare qui il relativo comunicato stampa.

I dubbi di alcuni ricercatori

Mille e più ricercatori in chimica hanno firmato una lettera aperta - "Too far, too risky" - esprimendo preoccupazione su Plan S.

I firmatari affermano di appoggiare l'OA, e ammettono che Plan S è "probabilmente scritto con buone intenzioni", ma mettono in guardia sul fatto che nella sua attuale forma "vada troppo oltre, possa essere iniquo verso gli scienziati e troppo rischioso per la scienza in generale".

La risposta di FAIR Open Access Alliance alla lettera aperta dei ricercatori su Plan S

Riguardo i dubbi i sull'iniziativa Plan S, si può leggere la risposta di FAIR Open Access Alliance alla lettera dei ricercatori su Plan S, redatta per fornire una controprova concreta e puntuale alla lettera aperta - "Too far, too risky" - dei chimici che tali  dubbi avevano espresso.

I chiarimenti di Gerard Meijer

Intorno all'ampliamento del dibattito, merita una lettura anche la risposta di Gerard Meijer che corregge alcune imprecisioni e chiarisce alcune affermazioni errate della Open Letter  - "Too far, too risky" - dei ricercatori firmatari. 

I chiarimenti dei firmatari del Plan S

Dopo l'acceso e continuo dibattito sorto a seguito della sua pubblicazione, anche i firmatari del Plan S si sono espressi fornendo alcuni chiarimenti sull'iniziativa.

Un articolo su Plan S

Nell’articolo- "Libero accesso a doppio taglio" - del 25 novembre 2018 su Plan S si esprimeva preoccupazione sul rischio di "spaccare la comunità scientifica in due ambiti separati e in competizione, ciascuno con le sue riviste"  arrecando danni alla circolazione della conoscenza.

Jon Tennant su Plan S

Il 5 febbraio 2019 anche Jon Tennant assieme ad altri 3 autori si esprime su Plan S. Gli autori, pur sostenendo Plan S e apprezzando la concretezza delle proposte, soprattutto in considerazione del lento cammino che l'Open Science sta percorrendo, ritengono che sia necessario prestare maggiore attenzione agli stakeholder non commerciali coinvolti nell'ecosistema editoriale. In pratica è suggerito di favorire, anche mediante investimenti ad hoc, la pubblicazione di riviste non commerciali favorendo così un mercato editoriale più equo e non totalmente gestito dalle sedi editoriali più prestigiose.

LIBER statement sulle linee guida del Plan S

Nel corso del dibattito vede la pubblicazione anche il LIBER statement sulle linee guida del Plan S. Si rivolge alle biblioteche di ricerca invitandole a sostenere Plan S mediante le seguenti raccomandazioni:

  • negoziare accordi trasformativi con gli editori in occasione del rinnovo degli abbonamenti. Le biblioteche possono seguire i cinque principi di LIBER per le trattative di negoziazione con gli editori;
  • sensibilizzare e formare i ricercatori affinché possano conoscere i principi di Plan S e rispettarne gli standard richiesti;
  • contribuire allo sviluppo di archivi istituzionali che supportino la mission di Plan S, incoraggiando ricercatori e studenti a utilizzare tali archivi;
  • sostenere e contribuire allo sviluppo di infrastrutture globali Open Access;
  • facilitare l'affermazione dell'Open Access in qualità di editori di informazioni, piuttosto che di curatori e conservatori di documentazione.

La risposta di COAR

Pubblicato il 6 febbraio 2019 l'aggiornamento della risposta di COAR (Confederation of Open Access Repositories - Confederazione dei Repository Open Access) alle linee guida di attuazione del Plan S. La principale preoccupazione del COAR è che molti dei requisiti richiesti per i repository sono in qualche modo inutili e onerosi e potrebbero portare le funzionalità dei repository nella direzione sbagliata. Ciò potrebbe avere un impatto sugli archivi europei, ma anche su quelli extraeuropei, dato il numero crescente di finanziatori extraeuropei che esprimono interesse per Plan S. COAR punta a garantire l'interoperabilità tra gli archivi a livello internazionale, per cui tiene in forte considerazione la possibilità che qualsiasi cambiamento su larga scala in Europa possa avere un forte impatto anche altrove.

Marzo 2019: si continua a parlare di Plan S

Alla fine di marzo 2019 possiamo trovare 2 interviste sulle opportunità offerte da Plan S.

Nella prima Roy Kaufman ammonisce a non concentrarsi in questo momento sui dettagli ma  sull'obiettivo: "Plan S non deve essere visto come un fine in se stesso, ma come parte di un processo di graduale ampliamento dell'Open Access. Altrimenti i dettagli di Plan S minacciano di sopraffare il dibattito".

Nella seconda intervista David Sweeney risponde a chi chiede più tempo per quanto riguarda l'attuazione di Plan S: “La mia domanda per coloro che dicono che è una scala temporale troppo ristretta è: "di quanto tempo hai bisogno? Stiamo parlando di principi di implementazione che sono stati concordati molti anni fa e stiamo imponendo le stesse linee guida sull’Open Access su cui stiamo lavorando da molti anni".

20 marzo 2019: un articolo dal notiziario chimico farmaceutico italiano

Alla posizione espressa dalla comunità dei chimici nella Open Letter "Too far, too risky"  su Plan S sono seguiti alcuni articoli in seno a quella stessa comunità; un esempio fra tutti è un articolo del 20 marzo 2019 apparso sul Notiziario Chimico Farmaceutico "Un Plan S per l’editoria scientifica Open Access" in cui si tirano le fila in merito alle varie posizioni espresse nel mondo scientifico, partendo dalla ormai celebre frase del commissario europeo alla Ricerca, Carlos Moedas. “‘La conoscenza è potere’, e credo fermamente che l’accesso libero a tutte le pubblicazioni scientifiche derivate dalla ricerca finanziata con fondi pubblici sia un diritto morale dei cittadini“.

Fine marzo 2019: articolo di Lenny Teytelman in risposta a "The New England Journal of Medicine".

In questo articolo Lenny Teytelman (fondatore di protocols.io) ha risposto punto per punto a un articolo apparso su "The New England Journal of Medicine" - che forniva alcune informazioni sull'Open Access.

In merito alla questione dei costi Teytelman risponde che i costi non sono diminuiti e che non dipende dal fatto che internet è più costoso della stampa o perché le riviste OA fanno pagare più di quelle in abbonamento. I costi non sono diminuiti perché le riviste in abbonamento non sono passate all'Open Access, quindi mantengono i loro esorbitanti margini di profitto, e ci sono molti "double-dip"  (doppio pagamento) e pagamento extra per coloro che vogliono che i loro articoli siano Open Access.

In merito al dubbio sulla scarsa accelerazione della scienza Teytelman risponde che tutte le prove che abbiamo dicono senza ambiguità che gli articoli Open Access sono più citati; senza contare i vantaggi generali di un accesso che raggiunge i politici, gli insegnanti, e molte altre categorie.

In merito al dubbio che gli scienziati non preferiscano l'OA, Teytelman risponde che è sufficiente chiedere loro: "Vorresti che il tuo articolo fosse pubblicato gratuitamente nella nostra rivista e fosse Open Access, oppure che fosse chiuso ai lettori?" La risposta è scontata e la domanda chiaramente retorica. Inoltre, spiega di aver lanciato un sondaggio su Twitter, chiedendo ai ricercatori se vogliono l'Open Access, ottenendo il 53% dei consensi.

Approfondimenti

Per approfondimenti è possibile consultare i commenti e le notizie raccolti quasi quotidianamente dalla University of Cambridge e disponibili qui.

 

 

 

 


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